Nella società dell’immagine viene chiesta contemporaneamente l’omologazione e la perfezione: sottomettersi a canoni di bellezza, a modelli che fanno passare i media e i social, un circolo vizioso distruttivo per la personalità e la specificità dell’essere. Io credo invece che si possa essere belli senza rispettare i modelli preconfezionati, cioè essere autentici e unici nell’armonia.
Centinaia di anni fa l’arte viveva grazie al ritratto su misura. L’artista era costretto a celebrare il potere e la ricchezza della famiglia aristocratica, trasformando il nobile in un’icona di prestigio appartenente a un ceto superiore, influenzando così la percezione pubblica.
Il ritratto potevano permetterselo in pochi. Poi è arrivata l’arte dei mercanti che fattura sull’attribuzione di valore all’ opera tramite una manipolazione interpretativa della comprensione estetica.
“Il valore dell’opera d’arte non è mai separabile dal valore dei suoi certificatori”, ha scritto Pierre Bourdieu.
Oggi invece l’arte non è il mercato ma il processo di liberazione alla creatività che surclassa la banalità e ripetitività della società dei consumi.
Oggi vivere nella bellezza è la risposta a un mondo brutale, stupido, banale, fatto di volgarità.![]()
L’arte serve alle persone. E’ il singolo che affronta la strada dell’immaginazione. Nel mio settore la persona vuole la riproduzione, la modifica o la trasformazione di una parte del proprio corpo perché la sente inadeguata oppure la vuole sviluppare in una direzione.
Come consulente permetto di realizzare un’opera unica che si può indossare nella confusione tra reale e immaginario. La creazione artistica è sempre un gioco ambiguo tra realtà e invenzione. Salvador Dalì ha detto: “La mia ambizione è quella di contribuire, con la mia opera, a rendere sempre più chiaro il confine che separa la realtà dalla finzione, per poi dimostrare che questo confine non esiste.” L’arte deve definire i confini per poi dissolverli. Read More